IL PARTITO DI CARTAPESTA

August 2, 2008

IL PARTITO DI CARTAPESTA
In questi giorni Di Pietro e soci hanno richiesto un referendum per abolire il Lodo Alfano e il Pd ha dichiarato che non è disposto a sostenerlo. Chi non è un corrispondente parlamentare, chi non ha amicizie fra deputati e i senatori, chi non abita nemmeno a Roma è difficile che possa fornire notizie riservate o rivelare retroscena. Ma proprio perché guarda la realtà politica da lontano, esattamente come da lontano si guardano certi quadri, può darsi che a volte ne capisca il senso.
È noto che da molta parte della sinistra quell’iniziativa è vista come un boomerang. Avrebbe l’intento di proporsi come un voto pro o contro Berlusconi e proprio per questo comporta il rischio che si trasformi in un plebiscito per il Cavaliere. Meglio non contarsi. Ma Di Pietro fa sempre di testa sua e ci si può chiedere quale possa essere stavolta il suo intento.
L’ipotesi non è difficile. Il senatore molisano ha scelto di essere la punta di lancia dell’attuale opposizione. Ha adottato quella violenza verbale e quell’estremismo sostanziale che prima erano appannaggio dell’estrema sinistra. E poiché l’opposizione ha detto peste e corna del Lodo Alfano ha tratto la conseguenza logica che, per mantenere la propria visibilità, dovesse spingersi oltre: se è una legge negativa bisogna abrogarla, ha detto. E se anche il Pd dice che è negativa non si vede come poi possa decentemente non appoggiare un’iniziativa che tenda ad abrogarla. Fra l’altro, le esperienze precedenti gli hanno dimostrato che nel Pd sono molto riluttanti all’idea di sconfessarlo e di provocare fratture nell’opposizione: dunque pensava di andare sul sicuro.
Più difficile – molto più difficile – è capire il comportamento del Pd. È vero che molta parte dell’elettorato italiano è visceralmente antiberlusconiana, tanto che questo sentimento è stato il collante dell’Unione e dell’intera sinistra per molti anni; ma è anche vero che la sinistra antiberlusconiana non è mai stata maggioranza (non certo al Senato, nel 2006 e solo per sei decimillesimi alla Camera). Poi, proprio in questi mesi il prestigio della magistratura è in grave calo. Sicché quel referendum, che pure darebbe visibilità a Di Pietro, potrebbe rivelarsi un’operazione Tafazzi per l’opposizione: e allora ecco che il Pd alza le mani al cielo come quei giocatori di calcio che vorrebbero dichiararsi estranei ad un incidente. Vorrebbe non essere coinvolto nell’operazione, come un padre cui dicessero che la figlia si prostituisce in casa.
L’interpretazione che si dà può essere giusta e può essere sbagliata ma il Pd è sicuramente goffo. Dà l’impressione, col suo atteggiamento, di non avere né la forza di andare contro Berlusconi, sostenendo il referendum, né la forza di andare contro Di Pietro, sconfessandone l’iniziativa. Avrebbe potuto dire: il Lodo Alfano è sbagliato, ma l’esigenza cui risponde è in buona misura giusta, sicché bisogna cambiare in Parlamento questa legge, non tranciare il nodo con un referendum. Oppure avrebbe potuto dire: l’opposizione è rappresentata dall’unione di Pd e Idv, tanto è vero che quest’ultima aveva promesso (senza poi mantenere) di fare gruppo unico. Ora si arriva all’assurdo che la mosca cocchiera vuol dare ordini al conducente e questo è troppo: noi al referendum voteremo no innanzi tutto perché non l’abbiamo voluto noi, poi perché non è lo strumento giusto per questa materia. Insomma avrebbero potuto o cavalcare la tigre, sostenendo il referendum e correndo enormi rischi, oppure, più semplicemente e più opportunamente, approfittare dell’occasione per mettere al suo posto, una buona volta, il ribollente Di Pietro.
Non lo hanno fatto. Perché? Qualcuno direbbe: perché Veltroni è uomo di pace e di conciliazione. Spera che Di Pietro metta giudizio, spera che la buriana passi, spera ancora che il tempo aggiusti le cose. Ma se questo è l’atteggiamento suo – e del Pd – è un pessimo calcolo. L’accordo che evita una guerra è benedetto da tutti, ma l’accordo che la guerra la fa perdere prima ancora di combatterla proprio no. Il Pd si sta mostrando, in questi giorni, un partito di cartapesta: cosa che, per gli eredi di un partito d’acciaio come il Pci, non è il massimo.
Gianni Pardo, giannipardo@libero.it
1° agosto 2008

LE POESIE E LA METRICA DI SILVIO SIRCANA

PROBLEMI DI METRICA
Il “Corriere della Sera” ha pubblicato le poesiole di Silvio Sircana, che hanno ovviamente l’intento di scherzare e divertire. Ciò malgrado, se si adotta un modulo espressivo, bisognerebbe conoscerlo bene. Sircana - per non parlare della cesura, problema più sottile - commette parecchi errori di metrica (i testi sono allegati). Per comprendere le goffaggini si riportano qui i due versi precedenti e quello incriminato. In “Grugniti”: “deve essere la canzone // Così con le idee più chiare // Se ne andranno a pranzare”. La poesia è in ottonari, ma, purtroppo, per il fenomeno della sinafele, “Se ne andranno a pranzare” non è un ottonario ma un settenario: Se-nean-dran-noa-pran-za-re. In “Qui si addensa la tormenta”, anche questa in ottonari: “Già preparan trappoloni // In un angolo Lamberto // Pensa male, ne sono certo”. Questo ultimo verso contiene nove piedi invece di otto: pen-sa-ma-le-ne-so-no-cer-to. “Oh Clemente, Clemente” (settenari): “Tu pari un incoscente (sic) // Che il dovere non sente // E anzi ora consente”. “E anzi ora consente” ha sei piedi invece di sette: “Ean-zio-ra-con-sen-te”. E dire che bastava scrivere “Ed anzi ora consente”, o anche “E, anzi, ora consente”, invece di fidarsi della superiore cultura del lettore, che dovrebbe interporre una dieresi fra “E” ed “anzi”. La poesia “Loft” è apprezzabile per lo sforzo di mettere in rima parola non italiane. Purtroppo “web” non può far rima con “Club”, così come “trendy” non può far rima con “dandy”. Viceversa non sono errori i due versi “È un dovere esser più trendy” “dei moderni nuovi dandy”, ambedue ottonari, in una poesia concepita in settenari, perché in realtà la poesia è tutta in ottonari se consideriamo i monosillabi finali come accentati, e dunque valenti due sillabe. Il tutto salvo errori od omissioni. Sircana si rivela uomo di spirito: peccato non avere coltivato un po’ più la tecnica.
Gianni Pardo, giannipardo@libero.it
2 agosto 2008

 

Grugniti

 

Stamattina gran riunione
dei capoccia dell’Unione
Tra grugniti, screzi e lazzi
Tra i silenzi e gli schiamazzi
Si è deciso: andiamo avanti
Lo hanno detto tutti quanti
"E però" - ecco il distinguo -
Io il governo non lo estinguo…
Tuttavia c’è il caso Visco…
Io, davvero, non capisco"
"Ci sarebbe il tesoretto…
Io il governo lo rispetto"
"Le pensioni sono un tema…
Io non voglio dar problema"
"Viene Bush cui sono ostile
Lo dirò… però con stile"
Ici, tasse e occupazione
deve essere la canzone
Così con le idee più chiare
Se ne andranno a pranzare

 

Qui si addensa la tormenta

 

Mentre Prodi ci addormenta
Qui si addensa la tormenta
C’è Rutelli un po’ incazzato
E Fassino stralunato
C’è Veltroni gran gattone
Che già pensa all’elezione
Franceschini e Gentiloni
Già preparan trappoloni
In un angolo Lamberto
Pensa male, ne sono certo
In silenzio sta Follini
Forse pensa al suo Casini
Barbi, Soro e MIgliavacca
Ma! …Così finisce in cacca

 

 

Riunione governo-capigruppo

 

C’è Bonelli "il bicicletta"
che è munito di paletta
Finocchiaro e Russo Spena
Con lo zaino sulla schiena
Con Di Salvo e Franceschini
Han portato anche i panini
La Palermi ci ha il piccone
Per scavare un bel bucone
Salvi Fabris con Barbato
Un secchiello hanno comprato
E Villetti con Migliore
Hanno il look da esploratore
Tutti pronti ed in assetto
Per cercare il tesoretto
Tutti quanti a domandare
"da che parte devo andare?"
Prodi chiede "chi ha la mappa?"
Ma si vede uno che scappa
E lontano ormai galoppa
E’ Tommaso Padoa Schioppa

 

Oh Clemente, Clemente

 

Tu che hai reso dolente
Il nostro Presidente
Non posso farci niente
Se agli occhi della gente
Tu pari un incoscente
Che il dovere non sente
E anzi ora consente
alla destra fremente
di dare il suo fendente
al governo morente
Oh Clemente, Clemente
Che ti è saltato in mente?

 

Loft

 

La politica è sul Web
non si fa più nel night club
Il dibattito va on line
altrimenti non è fine
Se non ti sei fatto il blog
resti avvolto nello smog
Chi non digita il lap-top
vecchio è come l’hula- hop
E’ un dovere esser più trendy
dei moderni nuovi dandy
Con l’immagine più soft
E perciò prendiamo un loft