KEEP SMILING

September 30, 2008

Ferragosto. Turista: “Ha una stanza libera?” “Dolente, no“. ”Ma se venisse Berlusconi una stanza gliela troverebbe?“ “Beh, certo, il Presidente del Consiglio…” “Ebbene, la dia a me. Stasera non viene”.

 

Un giovanotto guarda alcune ragazze molto carine, che ridono in un gruppo, ad una festa, e dice al suo vicino: “C’è molta bella carne fresca, qui, non trova?” “Altroché. Il fatto è che io ho la mia scatola di conserva, con me”.

 

Il pilota al microfono: “Una brutta notizia e una buona notizia. La brutta è che abbiamo un dirottatore a bordo. La buona è che vuole andare alle Hawai”.

ESEGESI DI WALTER VELTRONI

September 29, 2008

ESEGESI DI WALTER VELTRONI
 Le famose “primarie” del Partito Democratico si sono tenute all’insegna del rinnovamento. Si cambiava leader, ripescando un personaggio noto per la sua sorridente mitezza, e si realizzava un distacco anche visivo da quella sinistra rabbiosa e massimalista che stava conducendo al disastro. Veltroni, mentre ancora era in carica il governo Prodi, stabilì solennemente che il nuovo partito sarebbe andato alle elezioni senza alleanze con la sinistra estrema. Sapeva infatti che, alleandosi con essa, avrebbe perso pesantemente e sapeva che la stramaledetta ma utilissima legge elettorale avrebbe favorito il Pd in maniera determinante. L’estrema sinistra cercò di parare il colpo, federandosi nell’Arcobaleno, ma andò male per tutti: il Pd perdette pesantemente le elezioni e l’estrema sinistra non entrò neppure in Parlamento.
A questo punto si sarebbe dovuto seguire il programma originario: presentarsi come una sinistra matura che faceva opposizione quando necessario, che collaborava col governo quando opportuno, che abbandonava una volta per tutte l’ottuso antiberlusconismo e i toni da crociata. Purtroppo, questo il Pd non lo ha fatto.
1) Nel partecipare alle elezioni, ha rifiutato persino l’alleanza con i socialisti ma ha inspiegabilmente accolto nella coalizione Di Pietro e il suo partito giustizialista. Dal giorno dopo questo partito ha mancato alla parola data (costituzione di un gruppo unico),  si è messo in competizione col Pd, lo ha attaccato da sinistra, ha agitato quella bandiera della sinistra estrema che il Pd non avrebbe più voluto vedere e in totale ha fatto apparire sbiadita l’azione del massimo partito d’opposizione.
2) Pur essendosi reso conto dell’immane errore commesso, il Partito Democratico non ha avuto il coraggio di scaricare Di Pietro ed i suoi. Nel complesso ha dato un’impressione di inconsistenza e pusillanimità: pusillanime perché non attaccava il governo come faceva l’ex-pm, oppure pusillanime perché non aveva il coraggio di dirgli il fatto suo. Questo a poco a poco ha soprattutto eroso l’immagine di Veltroni fino a far mettere in discussione la sua leadership.
3) Improvvisamente, in questi giorni, forse sentendosi mancare il terreno sotto i piedi, il Pd ha deciso di riprendere la situazione in mano, dimostrando che è capace di parole risolute e azioni incisive. Il segretario ha dunque ridato fiato al vecchio antiberlusconismo, ha parlato di rischi per la democrazia, di disastro della nazione, ecc. Insomma ha tirato di nuovo fuori tutto il vecchio armamentario che in passato ha condotto a ripetuti disastri. Inoltre ha rispolverato un vecchio arnese del comunismo - la menzogna sfacciata - per esempio cercando d’intestarsi il successo del salvataggio dell’Alitalia. Il risultato è che il Pd si è messo a somigliare a Rifondazione Comunista e Berlusconi ha dichiarato Veltroni a volta a volta inesistente, inaffidabile, inadatto al dialogo, perfino immeritevole di commenti. Gli italiani, ha detto, lo giudicheranno da sé. Neanche nella sua fazione ci si è sentiti di approvarlo all’unanimità. L’antiberlusconismo viscerale, il giustizialismo e il tono tonitruante e apocalittico non hanno portato bene alla sinistra. E una sconfitta alle amministrative potrebbe segnare la fine politica del Segretario.
Resta da spiegare il perché del comportamento personale dell’ex-sindaco e ovviamente l’interpretazione che segue è solo una fra le tante.
Un uomo politico, se non ha genio e “vision” (cioè una vasta concezione dei bisogni della nazione), può fare una buona carriera con l’intelligenza e il carattere. Alcuni però hanno solo l’intelligenza (Giuliano Amato), altri solo il carattere (Oliviero Diliberto) e c’è infine chi, come Veltroni, manca di ambedue le qualità ed solo uno specialista nell’annusare il vento.
Questo figlio dell’establishment è stato, sin dall’adolescenza, un ambizioso senza principi. Ha fatto parte del Pci sin da quando aveva i calzoni corti perché era quella, allora, la via del successo. Quando poi il Pci è andato fuori moda, ha dichiarato di non essere mai stato comunista. Sorridendo a destra e a manca, cercando di non farsi nemici e accreditandosi come uomo di pace, è arrivato ad essere sindaco di Roma e infine – oltrepassando l’ultima, pericolosa soglia, quella che l’umorista Peter ha dichiarato “il livello di competenza” – ha accettato di essere segretario del Pd. E da questo momento ha dimostrato i suoi limiti. Ha continuato ad annusare il vento – perché è tutto quello che sa fare - ma stavolta non è bastato ed ha perso credibilità. Se avesse mantenuto, contro venti e maree, la linea annunciata ai tempi della fondazione del Pd, oggi sarebbe il vero leader di quel partito e del centro-sinistra. Invece ha seguito la corrente fino a giungere, in questi giorni, a scimmiottare il linguaggio dell’estrema sinistra e perfino quello di Di Pietro. Di cui tutto si può dire, salvo che sia un maestro di linguaggio.
Veltroni non è odioso. Perfino quando ringhia si ha voglia di dirgli sorridendo di darsi una calmata. Ma, per il bene del centro-sinistra, sarebbe bene che a capo del Pd ci fosse un uomo politico.
Gianni Pardo, giannipardo@libero.it
29 settembre 2008

 

KEEP SMILING

Il dottore, scuotendo la testa, con aria addolorata: “Devo dirle che non le rimane molto da vivere”. “Quanto?”, chiede sconvolto il malato. “Dieci”, dice il dottore. “Dieci cosa? Anni o mesi?” “Nove…”

 

Ad un signore, nel bordello, viene presentata una professionista piuttosto anziana e lui protesta: Lo so, questo è il mestiere più vecchio del mondo. Ma è proprio necessario offrirmi una delle socie fondatrici?

 

Una ragazza carina passa davanti ad una prigione e da una finestra un recluso le grida: “Ehi, tu, bellezza, sei impegnata il pomeriggio de 5 ottobre 2012?

KEEP SMILING

September 28, 2008

La gallina ai pulcini: “Se vostro padre sapesse quello che avete fatto oggi si rivolterebbe nel grill”.

 

“Siamo abbastanza intimi e te lo posso chiedere: è soddisfacente fare l’amore con tua moglie?” L’uomo alza le spalle: “Alcuni dicono sì, altri dicono no”.

 

Perché gli elefanti non vanno in bicicletta? Perché non hanno dita per suonare il campanello.

 

Il Direttore, fuori dai gangheri: “Ma mi dica, come riesce a fare tante cose sbagliate in un solo giorno?” “Il fatto è che mi alzo presto, signor Direttore”.

KEEP SMILING

September 27, 2008

Corso di riqualificazione per uomini. È possibile orinare alzando la tavoletta e senza bagnare per terra? Esercizi di gruppo.

Corso di riqualificazione per uomini. Domanda: “la carta igienica cresce direttamente nel suo sostegno, accanto alla tazza? Si consiglia di assistere alla tavola rotonda su questo argomento.

Corso di riqualificazione per uomini. Come si diviene buoni accompagnatori della moglie in occasione delle compere? Esercizi di meditazione, relax e tecniche di respirazione.

Corso di riqualificazione per uomini. Fondamentali differenze fra la cesta della biancheria sporca e il pavimento circostante. Immagini esplicative e precisazioni.

Corso di riqualificazione per uomini. Come si può imparare a cercare le cose nel posto giusto senza buttare all’aria tutta la casa? Forum aperto ai partecipanti.

Corso di riqualificazione per uomini. I veri uomini chiedono la strada, quando si sono persi. Esempi tratti dalla vita reale.

Corso di riqualificazione per uomini. È veramente impossibile sedere e star zitti, mentre lei parcheggia fra due auto lungo un marciapiede? Lezioni al simulatore di guida.

Dalla Bild Zeitung

ALITALIA: CHI HA VINTO, CHI HA PERSO

September 26, 2008

ALITALIA: CHI HA VINTO, CHI HA PERSO

 

Quando finisce uno scontro non sempre è chiaro chi ha vinto. Alla fine della Prima Guerra Mondiale moltissimi tedeschi non capirono perché il Reich avesse chiesto la pace - sostanzialmente arrendendosi - mentre ancora non c’era nemmeno un soldato straniero sul suolo germanico. Questo portò a quella voglia di rivincita che fu una delle cause della Seconda Guerra Mondiale. Anche questo conflitto tuttavia lasciò uno strascico di perplessità: mentre negli Anni Cinquanta l’Italia era pressoché interamente ricostruita e si avviava alla prosperità, l’Inghilterra aveva ancora il razionamento alimentare e passeggiando per Londra si potevano vedere rovine provocate dai bombardamenti. Veramente aveva vinto la guerra? Senza dire che il Leone Britannico, avendo perso il suo impero, si era ridotto solo alla testa.

 

La vittoria ha mille padri, la sconfitta è orfana. Dopo la sbarco in Normandia chiesero ad Eisenhower se il successo dell’operazione fosse merito suo e la risposta brillante fu: “Non lo so. Quello che so è che, se non fosse riuscita, sarebbe stata colpa mia”.

 

Nel caso dell’Alitalia, tutti cominceranno a battersi il petto come trionfatori di wrestling. I sindacati si vanteranno dei vantaggi (del tutto insignificanti) da loro ottenuti e lasceranno intendere che essi siano tanto importanti che, senza, essi sarebbero stati disposti a lasciar fallire la compagnia. I dipendenti si vanteranno della loro ragionevolezza e del loro spirito di sacrificio. Fra coloro che si vanteranno di più ci saranno gli uomini del centro-sinistra che, invece di confessare di avere fatto di tutto per sabotare l’iniziativa (solo per dare un dispiacere a Berlusconi) diranno che l’accordo è stato siglato quando essi hanno insistito per la sua conclusione. Che è come vantarsi della partenza dell’autobus solo per aver tolto il cuneo dinanzi alle sue ruote. Berlusconi infine dirà: ve l’avevo detto che avrei salvato l’Alitalia e l’ho fatto. Io sono uno che mantiene le promesse. In realtà, è probabile che non sia il caso di credere a nessuno di loro. Chi ha vinto è la minaccia del fallimento.

 

L’Alitalia è in dissesto da molti anni. Se non ha formalizzato questa morte economica è perché lo Stato, a spese dei contribuenti, ha ripianato i deficit. Purtroppo per i poeti (interessati) dell’economia, recentemente le leggi comunitarie hanno vietato questa costante e costosa fleboclisi e il risultato è stato che si è giunti al dilemma: o l’Alitalia sarebbe stata risanata o sarebbe fallita. I sindacati, non meno dementi oggi che in passato, avrebbero volentieri chiesto che pagasse ancora e sempre lo Stato, ma stavolta sapevano che avrebbero sbattuto contro il muro comunitario. Per loro, come per i dipendenti, il dilemma è dunque stato: o ridimensionamento o fallimento. E la credibile prospettiva di quest’ultimo ha spinto tutti, dopo mille proteste, mille minacce, mille pose gladiatorie, a mangiare una minestra la cui alternativa era una finestra spalancata sul baratro.

 

Il vincitore è il fallimento.

 

Rimane da parlare del Capo del Governo. Indubbiamente, se l’accordo non fosse stato siglato, la sinistra si sarebbe riempita la bocca del fallimento di Berlusconi, della sconfitta di Berlusconi, dell’umiliazione di Berlusconi. E altrettanto indubbiamente, proprio per converso, Berlusconi ha oggi il diritto ad alzare le braccia al cielo in segno di vittoria. In realtà ha solo pareggiato.

 

Se, nel momento della trattativa con Air France, fosse stato zitto, e la trattativa fosse fallita, nessuno avrebbe potuto dargliene la colpa. Se, in seguito, avesse lo stesso messo su la cordata della Cai, sarebbe stato un salvatore della patria. Invece allora ha parlato troppo, tanto da creare l’illusione di aver fatto fallire lui quel contratto – come se potesse fare ciò chi è all’opposizione! – ed in seguito, riuscendo dopo mille traversie a tenere in vita l’Alitalia, ha solo evitato a se stesso la brutta figura di non aver realizzato ciò che prometteva. Nulla di più.

 

Il fallimento non è un vincitore insignificante. Il suo ingresso nell’ambito delle grandi imprese è una vittoria dell’economia e del buon senso. È sperabile che anche in futuro, perfino in assenza di leggi anti-incoscienti come quelle dell’Unione Europea, ci si ricordi che un’azienda insolvente va dichiarata fallita e va chiusa.

 

Gianni Pardo, giannipardo@libero.it

 

25 settembre 2008

LA BOCCIATURA MINACCIATA: UNA BUFALA

September 25, 2008

LA BOCCIATURA MINACCIATA: UNA BUFALA
Una notizia di ieri: la Cassazione ha confermato la condanna per minaccia aggravata a carico di un professore di liceo. Costui aveva detto a un’alunna che «non aveva più alcuna possibilità di essere promossa». Leggendo questa notizia, molti giustamente giudicano folli i magistrati. E si sentirebbero anzi d’aggiungere: “E poi ci si lamenta che la scuola vada a ramengo!”; “Ora è diventato talmente obbligatorio promuovere, che se si parla di bocciatura il giudice ci condanna!”; “È questo il modo in cui si contribuisce all’autorevolezza dei professori?”
L’episodio è paradigmatico del fatto che si possa ingannare il prossimo dicendo la verità. Basta non dirla tutta. Questo professore, criticabile del resto anche per altri versi, ha minacciato la studentessa non per il suo profitto, cosa che è sempre stata e sarà sempre normalissima, ma “dopo che la madre della ragazza all’assemblea dei genitori aveva proposto di rimuovere il docente per la sua scorrettezza”. Dunque la minaccia – credibile, anche se è vero che si promuove o si boccia per voto di consiglio – non aveva nulla a che vedere col profitto. Il professore prometteva il massimo male solo perché si era sentito offeso – o posto in una situazione di pericolo - dalle parole di una terza persona, se pure collegata da vincolo di parentela con l’alunna. Cioè attuando a livello scolastico la tecnica della vendetta trasversale, una cosa che sembra piuttosto diversa dal predire ad un asino la bocciatura.
Questo offre l’occasione per chiarire che chi ventila il compimento del proprio dovere (bocciare chi non studia) non commette certo reato, e mai e poi mai la Cassazione potrebbe stabilirlo. Ché anzi lo stesso codice penale mette l’adempimento di un dovere fra le esimenti. Ma se qualcuno usa del potere che lo Stato gli concede per fini privati commette un reato. Può trattarsi di un’estorsione (“Dammi cinquanta euro o ti elevo una contravvenzione, giustificata, per cento”), di una concussione, di una corruzione, di un abuso d’ufficio o, come in questo caso, di una minaccia.
Il professore ha non solo il potere ma il dovere di bocciare, se l’alunno lo merita. Quello che non può fare è promuoverlo perché raccomandato o bocciarlo per punirlo di malefatte che non riguardano il profitto.
A forza di volere catturare l’attenzione, i giornali o le televisioni danno la notizia in modo da indurre in errore. Non si può scrivere, come ha fatto il Corriere della Sera, “Scuola: minacciare la bocciatura è reato”. Se no si potrebbero con uguale giustificazione scrivere che: “È reato indossare stivaletti a punta”, dimenticando di spiegare che gli stivaletti erano rubati, e che il reato in questione è esattamente il furto.
Ogni volta che si legge o si ascolta una notizia sorprendente, bisogna dubitare che sia vera: a volte essa è totalmente inventata, a volte – caso più subdolo - non è inventata ma è stata raccontata in maniera tale da far capire una cosa totalmente diversa dalla realtà.  “Incoraggiata dal marito, si butta dal secondo piano ma sopravvive” fa pensare ad un reato di induzione al suicidio mentre in realtà si trattava di una donna che, inseguita dalle fiamme, è stata convinta dal marito a saltare nel telone dei pompieri.
Abbiamo un’amministrazione della giustizia peggio che discutibile, una scuola dai risultati disastrosi ma a volte i mezzi di comunicazione di massa, mentre le criticano, non si mostrano migliori di loro.
Gianni Pardo,
giannipardo@libero.it
25 settembre 2008

ELISABETTA II IN BIKINI

September 24, 2008

ELISABETTA II IN BIKINI
 Spesso non ce ne rendiamo nemmeno conto, ma praticamente tutti cerchiamo di essere attraenti. In un certo senso questo è addirittura un obbligo: la cortesia è un modo di rendersi gradevoli ed è considerata imprescindibile.
Moltissimi vanno oltre: sono disponibili, si interessano ai problemi del prossimo, raccontano barzellette, sono maestri di conversazione e si propongono subito come amici. Questo vale anche dal punto di vista fisico: tutti tengono a vestirsi bene o quanto meno ad avere abiti senza buchi e ad essere puliti, in modo d’avere l’aria di persone per bene. Prima ancora di aprire bocca, si vuole essere “accettati” come immagine.
Quest’ultimo particolare è importantissimo per le donne. Nel loro caso, il fatto di essere attraenti ha una doppia valenza: quella sociale e quella sessuale. Una signora che la società stimasse molto per il suo valore intellettuale, ma fosse veramente brutta, non potrebbe non rammaricarsi del fatto che tutti gli uomini si levano il cappello, dinanzi a lei, ma nessuno la vorrebbe a letto. Ecco perché è raro che una donna – salvo quelle che per età o altri malanni hanno deposto le armi – non faccia tutto il possibile per rimanere “bella”. Tutte le signore si vestono con cura, cambiano spesso abbigliamento, vanno dal parrucchiere, si truccano, controllano il loro peso ed infine sono felici se, mettendosi in bikini, suscitano il desiderio degli uomini e l’invidia delle altre donne. Dal punto di vista etologico, all’interno della specie umana questo è un trionfo.
E tuttavia è anche valida la regola inversa. C’è infatti chi, per il suo status, è ammirevole per definizione. Il Papa non ha il dovere di mostrarsi brillante o intelligente, e infatti dice pressoché costantemente delle ovvietà condivisibili da tutti. Per esempio che la pace è preferibile alla guerra e la prosperità alla fame. Egli infatti è da riverire ed apprezzare non per quello che dice ma perché è il papa. Parimenti, il re non deve raccontare barzellette perché, dal momento che è il re, non ha il dovere di conquistarsi la simpatia e l’affetto dei suoi sudditi: queste sono cose che gli sono dovute da sempre, sin da quando è comparso in pubblico fra le braccia della regina sua madre. Tutto quello che un re può fare è perdere il rispetto del suo popolo: di guadagnarlo non ha alcun bisogno. Da questo nasce la saggia raccomandazione, per i grandi, di essere molto riservati, di non comparire troppo spesso in pubblico, di non umanizzarsi troppo. Essi non hanno nulla da chiedere e nulla da ottenere. Divenendo “esseri umani come tutti gli altri”, foss’anche simpatici,  rischiano solo di perderci.
Questa è una cosa che Berlusconi non ha mai capito. Qualcuno che è il capo del primo partito d’Italia, che ha i suoi soldi ed è perfino Primo Ministro, non ha bisogno di raccontare barzellette. Chi già lo apprezza non l’amerà di più per questo, chi non l’apprezza lo disprezzerà come i romani disprezzavano Nerone con le sue pretese d’artista. Il Cavaliere probabilmente si comporta così perché vuol far vedere che non si è montato la testa, che è rimasto il simpaticone di un tempo, l’animatore delle crociere: invece dimostra di non capire lui stesso quanta strada ha fatta da allora. Ciò che allora gli fu utile oggi può essergli nocivo. Il copione gli assegna una parte diversa. Si accontenti del consenso del popolo italiano.
Un’altra che ha sbagliato, e molto più pesantemente di Berlusconi, è Diana Spencer. Far parlare di sé è una buona politica, se con essa si conquista la notorietà e si fanno vendere i biglietti al botteghino. Ma la moglie del futuro re d’Inghilterra la notorietà ce l’ha dal giorno del matrimonio. Se dunque passa da un amante all’altro e si trasforma in un’immagine da rotocalchi, può solo scadere nella considerazione di molti. Da principessa destinata al trono a puttanella smidollata. Diane Spencer, da regina, avrebbe addirittura messo a rischio la monarchia.
Del tutto all’inverso, Elisabetta II sarà ricordata nei secoli come uno dei più grandi sovrani d’Europa. Non solo non si è mai messa in bikini, ma non ha mai sbagliato una mossa. Non ha mai detto una parola in più; non ha provocato il più piccolo scandalo; è stata una presenza rara e piena di dignità. Questa grande regina ha rappresentato alla perfezione la sua parte di nullità piena di stile, nel nome della quale si potrebbe perfino affrontare la morte, talmente ella impersona la patria.
Gianni Pardo, giannipardo@libero.it
23 settembre 2008

KEEP SMILING

September 23, 2008

Un veggente dice ad un altro: “Il prossimo inverno sarà freddissimo”. “Sì, dice il collega. Hai ragione, mi ricorda addirittura l’inverno del 2025”.
“Ragazzo, dice il giudice al giovane accusato, ma mentre rubavi nel negozio d’abbigliamento non hai pensato al dispiacere che davi a tua madre?” “Signor giudice, ma non è colpa mia se non c’era niente, della sua misura!”
Dalla Bild Zeitung

KEEP SMILING

September 22, 2008

Il medico è chiamato in casa del malato. Questi è molto scoraggiato. Il dottore lo visita e infine gli chiede: “Ha fatto testamento?” “No, ma, dottore, è veramente così grave?” “Faccia venire un notaio e chiamI anche i suoi più stretti parenti”. “Dottore, mi sta dicendo che sono in punto di morte?” “No, non questo. È solo che non voglio essere il solo che è è stato tirato fuori dal letto senza ragione, in piena notte”.

Dalla Bild Zeitung